Si intensifica l’attività di controllo della Guardia di Finanza nel settore delle fonti rinnovabili. Le Fiamme Gialle, con l’ operazione HELIOS, hanno infatti scoperto in Sardegna “un articolato meccanismo di frode” posto in essere da una società florovivaistica cagliaritana, connesso alla realizzazione di un impianto industriale di serre fotovoltaiche “dichiarato fraudolentemente ‘strumentale’ ad un’attività agricola.” Gli accertamenti hanno riguardato la mega serra di Villasor, nel Campidano, Provincia di Cagliari.
Secondo la GdF, il meccanismo “ha consentito all’azienda di percepire indebitamente incentivi per oltre 22 milioni di euro, sottrarre a tassazione oltre 42 milioni di euro di base imponibile IRES (da cui scaturisce un’imposta evasa stimata in oltre 11,6 milioni di euro) e 35 milioni di euro di IRAP, nonché cagionare un danno erariale quantificato in oltre 22 milioni di euro.”
Gli accertamenti effettuati, spiega la nota della GdF “avevano consentito di appurare che la società, dichiaratasi impresa agricola, in realtà aveva posto in essere un meccanismo fraudolento finalizzato a mascherare l’effettivo esercizio, in modo imprenditoriale, di attività di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili: da questa reale attività derivavano ingenti ricavi, nettamente superiori a quelli provenienti dalle coltivazioni, risultati invece di importo irrisorio e quantificati in un range tra lo 0% e l’1% del totale.”
La natura industriale dell’impresa, si spiega, è stata confermata anche da una consulenza tecnica disposta dal Pubblico Ministero, a conclusione della quale è emerso che le colture rilevate al momento del controllo non potevano essere coltivate in serre fotovoltaiche.
Dalla successiva verifica fiscale svolta è emerso che l’impresa, attraverso la fittizia qualificazione giuridica di azienda agricola, avrebbe anche beneficiato illegittimamente del regime tributario agevolato di tassazione su base catastale del reddito prodotto, in realtà non spettante trattandosi di una vera e propria attività imprenditoriale.
Così, i comportamenti tenuti dal management della società, sono stati altresì segnalati alla locale Procura Regionale della Corte dei Conti, in quanto la società, avendo indotto in errore il GSE sul possesso dei requisiti richiesti per accedere ai contributi pubblici, ha percepito indebitamente oltre 22 milioni di euro, erogatigli a titolo di “contributi tariffe incentivanti fotovoltaico”.
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