la finanza verde e i green bonds

12 Gennaio 2017

Categoria:Tecnologie

Il
comparto “green” è al momento uno dei pilastri dell’attività della la Banca europea per gli investimenti (BEI) e la Commissione Ue punta sui green bond per raggiungere gli obiettivi climatici ed energetici.

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Stando agli ultimi bilanci della BEI il comparto “green” vale circa un quarto di tutte le attività finanziate. In termini pratici, questo significa che circa il 25% dei finanziamenti messi a disposizione dalla Banca europea per gli investimenti al momento riguardano progetti dedicati in qualche modo allo sviluppo sostenibile. Per fare il punto sulle opportunità disponibili in questo settore, allora, la Banca ha appena pubblicato una guida che fornisce alle imprese alcune coordinate fondamentali. Climate awareness bond, Private finance for energy efficiency, Elena e Natural capital financing facility, sono i nomi di alcuni dei principali strumenti finanziari che oggi la BEI, spesso insieme alla Commissione europea, dedica al finanziamento di progetti in campo ambientale.

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I green bond, le obbligazioni verdi, sono diventate lo strumento finanziario per eccellenza per sostenere la crescita dell’economia verde e facilitare il raggiungimento degli obiettivi posti dall’accordo di Parigi per contenere le emissioni di CO2.

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Il favore che godono è testimoniato dai numeri: nel 2012 sono stati emessi a livello globale 2,6 miliardi di dollari di green bond, nel 2015 si è arrivati a 41,8 miliardi – una crescita di circa 17 volte – e il 2016 si annuncia già come un anno record, a fine novembre ne sono già stati emessi, infatti, 74,3 miliardi. In Europa i Paesi ai primi posti per emissioni sono Francia e Regno Unito.

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Questi dati emergono da uno studio realizzato dalla Commissione Europea e pubblicato pochi giorni dopo il varo, il 30 novembre scorso, del maxi pacchetto energia da parte dell’esecutivo di Bruxelles, secondo il quale per raggiungere gli obiettivi in campo energetico al 2030 (30% di efficienza e 27% di energia da fonti rinnovabili) saranno necessari 177 miliardi di euro l’anno a partire dal 2021. Un impegno gravoso che per essere sostenuto ha bisogno quindi di strumenti finanziari ed economici innovativi come i green bonds. E alla luce dell’impegno globale di passare a un’economia a basse emissioni di carbonio, il mercato obbligazionario verde è probabile che continui a crescere, attirando emettitori e investitori, diventando così una fonte addizionale di finanziamento verde a lungo termine a fianco al credito bancario e al finanziamento azionario.

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Il mercato delle obbligazioni verdi è nato nel 2007-2008 con la prima emissione fatta dalle Banche Multilaterali di Sviluppo: Privati, imprese e banche si sono affacciati su questo mercato nel 2013-2014 e dal 2013 si è assistito a un vero e proprio boom. Nel “paniere” dei green bonds sono presenti le imprese con il 36% delle emissioni, seguite dalle municipalità con il 15% e dalle banche con il 12%. Nel 2012 sono stati emessi a livello globale 2,6 miliardi di dollari di green bond, che nel 2015 hanno raggiunto i 41,8 miliardi e nei primi undici mesi del 2016 i 74,3 miliardi. Gli europei e i cinesi sono i maggiori emettitori di obbligazioni verdi e in Europa i principali sono Francia e Regno Unito. Secondo la Commissione Ue, alla luce dell’impegno globale verso un’economia a basse emissioni di carbonio, è probabile che il mercato obbligazionario verde continui a crescere, attirando un maggior numero di emettitori e di investitori, diventando una fonte di finanziamenti verdi a lungo termine, accanto al credito bancario e al finanziamento azionario.

Oggi i green bonds finanziano per lo più progetti sulle energie rinnovabili (45,8% delle emissioni globali), sull’efficienza energetica (19,6%), trasporto pulito (13,4%), risorse idriche (9,3%), rifiuti ed inquinamento (5,6%). Lo studio della Commissione esamina anche gli ostacoli che ancora esistono per una piena operatività dei green bonds. Tra questi la mancanza di una definizione e di un quadro di riferimento e la mancanza di standard che assicurino che le risorse finanziarie provenienti dalle emissioni verdi vadano realmente a finanziare progetti ambientali.

 

Secondo la BEI, in concreto, al momento ci sono diverse linee di finanziamento a disposizione delle imprese. Basti pensare che dei 3,4 miliardi di finanziamenti impiegati a livello globale su progetti per l’ambiente, il grosso è andato a investimenti sull’eolico, sia a terra (752 milioni) che offshore (464 milioni), 434 milioni sono stati impiegati per la diffusione delle rinnovabili nelle reti elettriche delle città, 405 milioni per il solare fotovoltaico, 373 milioni per l’idroelettrico e 13 milioni per la geotermia.

E la guida BEI le elenca in maniera dettagliata. Per i progetti al di sopra di una certa quota valgono le regole del finanziamento diretto: chi supera i 25 milioni di euro dovrà chiedere alla BEI il suo sostegno. Nella maggioranza dei casi, però, si viaggia al di sotto di questa soglia. Si dovrà, allora, chiedere consulenza a uno degli advisor italiani presenti negli elenchi della Banca europea.

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Ci sono, poi, alcuni prodotti collegati (più o meno direttamente) all’ambiente e alle rinnovabili. La guida li elenca tutti. I principali:

I Climate awareness bond (CAB) sono obbligazioni verdi emesse direttamente dalla Banca europea che vengono utilizzate per finanziare progetti nel campo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica. Le domande possono essere inviate alla BEI, anche se si tratta di una piattaforma dedicata esclusivamente a investimenti medio grandi.

Una seconda alternativa è il fondo NCFF- Natural capital financing facility. Si tratta di uno strumento finanziario che combina finanziamenti BEI e risorse della Commissione facenti capo al programma Life. Serve a sostenere progetti di dimensione media (5-15 milioni di euro) nel campo della biodiversità e dell’adattamento ai cambiamenti climatici: infrastrutture verdi, servizi legati all’ambiente, start up legate alla sostenibilità.

Ancora, c’è a disposizione il Private finance for energy efficiency (PF4EE), un altro strumento in condominio tra BEI e Commissione Ue: punta ad abbattere il costo dei finanziamenti commerciali dedicati ai progetti di efficienza energetica.

ELENA, invece, è un fondo della Commissione europea gestito dalla BEI che copre fino al 90% dei costi tecnici necessari a preparare e a mettere in atto un progetto di investimento nel campo del risparmio energetico.